1. Come emerge chiaramente dai follow-up condotti a distanza di 3 mesi, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, la presenza di ricadute è minima e generalmente non si verificano nel tempo spostamenti del sintomo. I risultati delle ricerche effettuate su migliaia di casi che sono stati trattati con la terapia breve strategica negli ultimi 15 anni, sia dal Prof. Giorgio Nardone che dai terapeuti affiliati, hanno mostrato non solo un’elevata efficacia dell’intervento valutata alla fine del trattamento, ma anche e soprattutto il mantenersi di tali risultati nel tempo.

  2. La terapia breve strategica è un intervento di tipo psicoterapeutico e, come tale, non prevede l’ausilio di farmaci. Qualora il paziente arrivasse in terapia con una cura farmacologica in corso, si suggerisce di proseguire con questa seguendo le indicazioni del proprio medico o psichiatra. Sarà preoccupazione del terapeuta - negli ultimi stadi della terapia e in seguito a consultazione con il medico o lo psichiatra curante - renderlo in grado, se possibile, di ridurre gradualmente l’utilizzo dei farmaci, fino ad arrivare ad una completa interruzione dell’assunzione.

  3. Ho letto dei testi di psicoterapia strategica in cui erano riportate anche alcune tecniche e vorrei iniziare un trattamento psicoterapico di questo tipo. Conoscere la tecniche può in qualche modo ostacolare il mio percorso terapeutico?
    Conoscere le manovre strategiche non rappresenta in alcun modo un ostacolo per l’efficacia dell’intervento. Nella maggioranza dei casi, al contrario, l’essere già a conoscenza del tipo di impegno che potrà venire richiesto in una terapia strategica o dell’effetto che alcune tecniche possono sortire rappresenta un facilitatore del cambiamento terapeutico.