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Molto spesso le persone che presentano determinati tipi di problemi, ad esempio disordini alimentari o particolari difficoltà relazionali, rifiutano di rivolgersi ad uno specialista o appaiono estremamente resistenti a qualsiasi tipo di intervento. In questi casi la famiglia, se adeguatamente indirizzata, può svolgere un ruolo fondamentale e determinante nel trattamento del disturbo.
In queste situazioni il terapeuta strategico è solito fare un primo incontro con i familiari, o con altre persone che sono vicine a colui che manifesta il problema, e valutare con loro cosa sia possibile fare
con loro cosa sia possibile fare per intervenire. Il terapeuta strategico potrà quindi dare indicazioni su come cercare di coinvolgere il “portatore del disturbo” nella terapia, oppure dare indicazioni concrete ai familiari su come comportarsi relativamente alla persona e al disturbo in questione, ricorrendo così ad una forma di terapia indiretta. In seguito a questo intervento può capitare che il “paziente designato” decida di entrare in terapia in un secondo momento; negli altri casi la terapia procede solo in maniera indiretta.
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La Terapia Breve Strategica si occupa da una parte di eliminare i sintomi o i comportamenti disfunzionali per i quali la persona è venuta in terapia, dall’altra di produrre il cambiamento delle modalità attraverso cui questa costruisce la propria realtà personale e interpersonale. Ovvero, di produrre dei cambiamenti nella percezione della realtà della persona e non solo nelle sue reazioni comportamentali, in modo da spostare il suo punto di osservazione dalla posizione originaria, rigida e disfunzionale, ad una prospettiva più elastica e con maggiori possibilità di scelta. Questo porterà ad un conseguente cambiamento anche delle sue modalità comportamentali e delle sue cognizioni. La Terapia Breve Strategica non rappresenta quindi una terapia puramente sintomatica, ed è proprio per questo che, una volta risolto il problema portato in terapia, non si sviluppano sintomi sostitutivi.
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I motivi che possono portare al fallimento di una psicoterapia sono svariati e non sempre di facile individuazione. L’insuccesso può essere legato a qualche difficoltà da parte del terapeuta nel selezionare la strategia di intervento più adeguata al disturbo presentato, oppure ad una sua difficoltà nell’instaurare una buona relazione con quel singolo paziente. Analogamente, il paziente può non trovarsi in particolare sintonia con la figura del terapeuta in questione, ed avere così difficoltà a seguirlo, oppure non sentirsi disposto o in grado di seguire una terapia prescrittiva come quella strategica. In alcuni casi, quindi, per vedere dei cambiamenti sarà sufficiente cambiare la figura del terapeuta, scegliendone un altro che utilizzi il modello strategico. In altri casi, invece, potrebbe essere indicato cambiare il tipo di terapia oltre che il terapeuta.
Di fronte all’interruzione della terapia, comunque, è generalmente compito del terapeuta strategico aiutare la persona ad analizzare in dettaglio i motivi che hanno portato all’insuccesso della terapia e fornire anche indicazioni su colleghi strategici o di altro orientamento che potrebbero costituire una valida alternativa di intervento.
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Il Centro di Terapia Breve Strategica presso cui opera il Prof. Giorgio Nardone si trova ad Arezzo. Tale Centro ha sedi affiliate nelle principali città del nord, centro e sud Italia, presso cui operano i collaboratori del Prof. Nardone. Si tratta di terapeuti formatisi presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica di Arezzo e che lavorano a stretto contatto con il Centro di Arezzo per attività di ricerca, formazione e supervisione. E’ possibile trovare l’elenco completo degli studi affiliati all’interno del sito Internet. (links)
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